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Maria Caterina Puddu
Nel ricordo di un' amica

Mia carissima Cate,
mi è stato chiesto di scrivere qualcosa di te, per una pubblicazione nel giornale dell’Ass.For. di cui tu sei stata una dei promotori.
Non voglio stilare un elenco delle cose che hai fatto e che avresti voluto fare, non le hai mai pubblicizzate tu e non lo voglio fare adesso io.
Voglio scriverti una lettera, come se tu potessi leggerla e rispondermi. So che questo sarà impossibile ma sicuramente, ovunque tu sei, avrai modo di sentirmi.
Mia dolce Cate, il tempo sta passando velocemente, sembra ieri che te ne sei andata, ma mi chiedo: dove sei andata? Non riesco a capacitarmi che non ci sei più, ti penso molto e rivedo i tanti momenti condivisi insieme, non solo nel lavoro. Sei stata una carissima amica oltre che una grande collega, sei stata la mia confidente in tanti momenti della mia vita privata. Mi manchi tanto e non solo a me... Siamo in tanti a rimpiangerti, ancora increduli per l’epilogo che c’è stato.
Durante la tua lunga malattia ho avuto modo di conoscere tante belle persone. Molte, senza esitare nonostante la lunga distanza, ti hanno raggiunto al capezzale...forse eravamo in troppi
per la tua discrezione. Negli ultimi tuoi giorni chissà quanto disturbo ti abbiamo dato ma, devi credermi, c’eravamo perché ti volevamo bene. A volte mi chiedo se tu, nonostante tutto, percepivi la nostra presenza e, soprattutto, se sopportavi tanta invadenza, tu che avevi fatto della tua malattia una cosa strettamente personale, che non avevi voluto condividere con nessuno la tua ultima battaglia.
Ti ho ammirato per il coraggio e la dignità con cui hai affrontato quella bestia schifosa nelle ultime settimane di vita. L’ultima volta che ti ho visto con gli occhi aperti, qualche giorno prima del 10 gennaio, eri stranamente contenta, a chiunque ti chiedesse come stavi rispondevi con un sorriso disarmante dicendo che stavi benissimo... ti avrei voluto ricordare con quel sorriso e non vederti spegnere piano piano, troppo piano per tanta sofferenza. In quei momenti, eravamo in tanti a pregare, a sperare che la tua lunga agonia finisse. Quella bestia schifosa, oltre la vita, purtroppo, ti ruba anche la dignità...forse veramente eravamo in troppi.
Ora mi ritrovo a pensare ai tuoi ultimi anni di lavoro in procura, a quanto ti attivavi se ti dicevo che avevo fatto una denuncia contro i soliti devastatori della nostra bella terra, e se c’era un sequestro da compiere facevi in modo che fosse fatto subito. Che entusiasmo manifestavi quando si riusciva a denunciare qualche situazione illegale, legata soprattutto all’ambiente, “beni fattu” mi dicevi, e quante volte ti sei arrabbiata quando non si riusciva nell’intento.
Il lavoro ti piaceva, anche se il più delle volte non era come tu lo volevi o forse come lo sognavi, tu che veramente credevi nella difesa dell’ambiente, tu che avevi sostenuto con forza tante battaglie in sua difesa, per le centrali eoliche, per lo stagno di Molentargius (la tua spina nel cuore) e tante altre che molti di noi hanno scoperto solo adesso.
Non ti piaceva farti pubblicità, non ti ho mai sentito vantarti per quello che fa- cevi, tante volte me ne parlavi ma non pensavo che tu fossi così tanto coinvolta, non ti sei mai fatta grande delle tue battaglie. Avresti voluto farne ancora tante di cose, lanciare altre iniziative, spronare qualche “grande” ad intervenire sulle cose che ti davano fastidio, ma non hai avuto tempo. Stai però certa che qualcuno crede ancora a qualcosa di buono, i semi che hai piantato sicuramente daranno bei germogli se coltivati bene.
Penso a quante volte ti sei infuriata quando lavoravi a Monti, poi a Castelsardo, poi in sala operativa: vedevi tante cose che non ti piacevano... A volte rispon- devo dicendoti che a te che non andava mai bene niente. Col tempo ho capito che avevi ragione: il nostro è un lavoro tanto bello quanto ingrato, se hai voglia di fare sei isolato e chi dovrebbe, non vuole capire certi disagi...
Con quanto impegno ed entusiasmo mi raggiungevi il fine settimana per prepararci per il concorso di sottufficiale! Che buffe eravamo quando ci portavamo
dietro il codice penale per studiare in spiaggia, ridendo all’idea che qualcuno ci scambiasse per avvocati! Quanto ti arrabbiasti perché la prova non era andata benissimo, e quante volte ti sei rimproverata di aver risposto non correttamente ad un quesito! Sapevo quanto ti eri preparata e quanto avresti meritato quel titolo, ma non riuscivo a rincuorarti. Volevo convincerti che era stata tutta una buffonata e che, come era capitato a tanti altri colleghi, non avresti certo perso il tuo valore per aver sbagliato una risposta in quella prova.
Ricordo ancora quando siamo andate insieme al funerale di Tore, tuo grande amico oltre che collega, quanto ti eri arrabbiata anche allora... Non sopportavi che venisse commemorato con una cerimonia sfarzosa e ricca di elogi, mentre quando era in vita in pochi avevano sostenuto le sue iniziative e la sua voglia di fare... e non avevano capito il suo disagio. Sicuramente, non avresti apprezzato le stesse onorificenze per te. Chissà se in questa nuova dimensione in cui ora vi trovate vi siete incontrati! Formerete sicuramente una bella pattuglia!
Sai Cate, alcuni giorni fa sono stata nel tuo ufficio in procura: tutto parlava an- cora di te, le tue piante, le tue foto attaccate al muro, tutto era ancora disposto come lo avevi lasciato tu. Fiorenzo non aveva cambiato niente in attesa del tuo ritorno.
Mi sono seduta sulla tua sedia e ho avuto la dolce sensazione di sentirti vicino, percepivo molto forte la tua presenza, mi sono sentita assalire da una intensa emozione, il cuore mi batteva più del normale, in un istante ho rivissuto i tanti momenti trascorsi a dialogare là dentro.
Ogni tanto sento “mamma” Verdina. Mi piace chiamarla così, hai avuto la for- tuna di avere una grande mamma, l’ho ammirata per la forza e il coraggio che ha dimostrato, e il contegno con cui ha affrontato insieme a te la tua ultima battaglia. Quanta tenerezza mi faceva quando fuori dalla stanza mi diceva “c’é poco tempo” riferito a te. Sapeva trattenere le lacrime ma gli occhi erano lucidi, poi rientrava in camera e davanti a te tutto tornava normale. È stata veramente grande, come grande è il suo dolore.
Mia dolce Cate, cos’altro posso aggiungere a questa lettera? Ho tanta nostalgia di te, ti penso tanto, mi hai lasciato tanti bei ricordi che mai si perderanno. Con- cludo con una frase che ancora conservo, e che mi mandasti in un sms un po’ di tempo fa, in un periodo molto particolare e poco felice per me:
“Immagina il profumo del mare e il calore del sole, chiudi tutto dentro una cam- pana di vetro, con te dentro, guarda il resto delle cose e sorridi”. Col tuo permesso, lo dedico a tutti quelli che come me ti hanno voluto sincera- mente bene, e che pensandoti si lasciano prendere dalla malinconia...

Angela